![]() |
Maurizio BoniniGli esordi datano ai tardi anni sessanta e annoverano il Bonini nei ranghi di alcuni complessini romani. Beatles e Rolling Stones, come nella coeva canzone di Morandi, ne rappresentano il grosso del repertorio. Ma si fa strada, frattanto, il mito di un mancino nero che fa miracoli con la chitarra. Il primo impatto con Jimi Hendrix - narrano le biografie - ha per Bonini lo stesso effetto di una folgorazione. L'altra scossa, quasi contemporaneamente, gliela procura l'incontro con il blues di importazione americana, in un'epoca in cui imperversa John Mayall. Poi, nel 1973, il ritiro dalle scene. Il lustro di penitenza ai interrompe in coincidenza con la rinata passione per la musica acustica che caratterizza gusto e costumi alla fine degli anni settanta. Con Fabio Treves e Maurizio Angeletti, Bonini mette in piedi un trio che ama coniugare il blues col ragtime e il folk irlandese. La formula piace anche alla Red Records che, nel 1978, ne commissiona ai tre la trascrizione su vinile sotto il titolo di "The Country in the City". Due anni separano quest'impresa acustica con la svolta elettrica di Bonini che, ricollegando la chitarra ad un amplificatore, ritrova Hendrix all'altro capo del cavo. Il lavoro di recupero e di revisione dell'esperienza, tragicamente interrotta dieci anni prima, dell'autore di ÇVoodoo ChileÈ, culmina con un ingaggio per la RAI: si tratta di comporre la colonna sonora per uno sceneggiato su JiMi Hendrix. Bonini affronta l'impegno con assoluta libertà e spregiudicatezza, fugando ogni sospetto di plagio e mettendo in luce tutta la sua Originale vena compositiva. Che avrà modo d'essere consegnata ad imperitura memoria, l'anno successivo, attraverso il già menzionato "Shufflin' Time". |